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Software per l'Organismo di Vigilanza: come gestire i flussi informativi 231

Quali flussi informativi deve ricevere l'Organismo di Vigilanza, con quale periodicità, e perché la prova dell'efficace attuazione del Modello 231 si costruisce con le date.

31 lug 2026 · 7 min di lettura

Software per l'Organismo di Vigilanza: come gestire i flussi informativi 231

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TL;DR

  • I flussi informativi verso l'OdV sono richiesti dall'art. 6, comma 2, lettera d) del D.Lgs. 231/2001.
  • Servono a dimostrare l'efficace attuazione del Modello: senza date e registri, il Modello resta sulla carta.
  • Il nucleo ricorrente copre finanza, rapporti con la P.A., appalti, sicurezza sul lavoro, ambiente, IT, risorse umane e whistleblowing in forma aggregata.
  • All'OdV vanno statistiche anonime sulle segnalazioni, mai contenuti o identità: lo impone l'art. 12 del D.Lgs. 24/2023.
  • Excel e PEC si rompono su scadenze, solleciti e prova documentale.
  • Un software dedicato apre le richieste 30 giorni prima, sollecita a 14 e 3 giorni e precompila la relazione al CdA. TrueSpeak OdV costa 49 €/mese o 490 €/anno.

Che cosa sono i flussi informativi verso l'Organismo di Vigilanza

I flussi informativi sono le informazioni che le funzioni aziendali trasmettono periodicamente all'Organismo di Vigilanza perché possa fare il proprio lavoro: verificare che il Modello 231 funzioni davvero e non resti un documento in un cassetto. Senza quei flussi l'OdV non vigila, controlla a campione quello che riesce a vedere.

Non è una prassi facoltativa. L'art. 6, comma 2, lettera d) del D.Lgs. 231/2001 chiede espressamente che il Modello preveda «obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli». È uno dei requisiti che un giudice guarda quando deve stabilire se il Modello era idoneo ed efficacemente attuato: due condizioni distinte, e la seconda si dimostra con le carte, non con le intenzioni.

Perché l'efficace attuazione si dimostra con le date

Nei procedimenti 231 la contestazione più frequente non è l'assenza del Modello: è la sua mancata attuazione. Un Modello adottato dal consiglio di amministrazione e mai alimentato da flussi informativi è, agli occhi di chi giudica, un Modello sulla carta.

Ciò che sposta l'ago della bilancia è la prova documentale: quando l'OdV ha chiesto un'informazione, a chi, con quale periodicità, che cosa ha ricevuto, che cosa non ha ricevuto e come ha reagito ai silenzi. Un archivio di email sparse su caselle diverse non è una prova ordinata; un registro datato sì.

Quali flussi servono davvero

Non esiste un elenco di legge: i flussi si costruiscono sulle aree di rischio mappate nella parte speciale del Modello. Nella pratica quasi tutti gli Organismi lavorano su un nucleo ricorrente:

  • Flussi finanziari e bilancio — pagamenti anomali, note di credito rilevanti, operazioni infragruppo, consulenze. Direzione amministrativa, di norma trimestrale.
  • Rapporti con la Pubblica Amministrazione — gare, autorizzazioni, ispezioni, contributi pubblici, verifiche fiscali. Sono l'area dei reati presupposto storici del 231.
  • Appalti, acquisti e fornitori — affidamenti diretti, deroghe alle procedure, qualifica dei fornitori, conflitti di interesse.
  • Salute e sicurezza sul lavoro — infortuni, near miss, verbali degli organi di vigilanza, esito delle riunioni periodiche ex art. 35 D.Lgs. 81/2008.
  • Ambiente — autorizzazioni, gestione rifiuti, sversamenti, contestazioni.
  • Sistemi informativi — incidenti di sicurezza, accessi anomali, gestione delle utenze privilegiate.
  • Risorse umane — provvedimenti disciplinari, in particolare quelli legati a violazioni del Modello o del Codice Etico.
  • Segnalazioni whistleblowing — in forma aggregata: numero, stato, esiti. Non il contenuto, e mai l'identità di chi ha segnalato.

Accanto ai flussi periodici stanno i flussi ad evento: notifiche che scattano quando succede qualcosa (un'ispezione, un infortunio grave, l'avvio di un procedimento) e che non possono aspettare la scadenza trimestrale.

Il punto delicato: whistleblowing e OdV non si mescolano

Dopo il D.Lgs. 24/2023 molte aziende hanno affidato all'Organismo di Vigilanza anche la gestione del canale di segnalazione. È una scelta legittima, ma va tenuta separata sul piano operativo: la riservatezza dell'identità del segnalante è tutelata dall'art. 12 del D.Lgs. 24/2023 e vale anche nei confronti dell'OdV, quando l'Organismo non è il gestore designato.

Nella prassi corretta l'OdV riceve statistiche anonime — quante segnalazioni sono arrivate, quante sono aperte, quante chiuse, in che aree di rischio ricadono — e non il testo né i dati identificativi. Un software che mostra all'Organismo il contenuto delle segnalazioni non sta facendo un favore a nessuno: sta creando un problema di conformità.

Perché Excel, PEC e cartelle condivise non reggono

Quasi tutti gli Organismi partono così, ed è comprensibile: un foglio con le scadenze, una casella PEC per raccogliere le risposte, una cartella condivisa per gli allegati. Il metodo regge finché l'OdV ha una società sola, referenti collaborativi e nessuno che chieda conto di com'è andata. Poi si rompe, sempre negli stessi punti:

  • Le scadenze dipendono da una persona. Se chi teneva il foglio cambia ruolo o va in ferie a settembre, il giro di flussi salta e nessuno se ne accorge fino alla riunione successiva.
  • I solleciti non si fanno. Scrivere una email a nove referenti, due volte, per ogni scadenza, è un lavoro che nessuno ha voglia di fare — e infatti non si fa.
  • Le risposte arrivano in ordine sparso. Formati diversi, caselle diverse, allegati che pesano troppo e vengono mandati via WeTransfer con link scaduti.
  • La prova è ricostruita a posteriori. Quando serve dimostrare la vigilanza si va a cercare nella posta, e le date della posta non sono un registro.
  • La relazione al CdA si riscrive da zero ogni volta, a mano, rileggendo mesi di email.

Come funziona con un software per l'OdV

Un software di gestione dell'Organismo di Vigilanza non serve ad archiviare meglio: serve a togliere all'OdV il lavoro di rincorsa. Il ciclo, quando è fatto bene, è questo:

  1. Matrice dei flussi. Si parte da un modello standard — le aree di rischio ricorrenti — e lo si adatta alla società, invece di partire da un foglio bianco.
  2. Referenti per funzione. Ogni flusso ha un responsabile: è lui che riceverà le richieste, non un indirizzo generico che nessuno presidia.
  3. Richieste automatiche. Il sistema apre la richiesta e la invia con un anticipo fisso sulla scadenza (nella nostra piattaforma, 30 giorni). L'OdV non deve ricordarsi nulla.
  4. Solleciti automatici. A 14 e a 3 giorni dalla scadenza chi non ha risposto riceve un promemoria. Solo lui, non tutti.
  5. Risposta senza account. Il referente compila da un link personale, allega i documenti e invia. Non gli si crea un utente, non deve imparare un software.
  6. Registro datato. Richieste, solleciti, invii, allegati, verbali e verifiche restano a sistema con la loro data. È questa la prova della vigilanza.
  7. Relazione al CdA precompilata. I numeri del periodo — flussi ricevuti e mancanti, riunioni, verifiche del piano, segnalazioni in forma aggregata — sono già dentro. L'Organismo scrive il giudizio, non i dati.

Che cosa deve avere un software per l'Organismo di Vigilanza

Se state valutando uno strumento, questi sono i punti su cui vale la pena essere esigenti:

  • Automatismi veri, non promemoria da impostare a mano: se le richieste non partono da sole, il problema resta.
  • Referenti senza licenza: pagare un utente per ogni funzione aziendale che trasmette un flusso rende il sistema insostenibile.
  • Scadenzario che risponda a una sola domanda — che cosa manca, e da chi.
  • Registro dei rischi e piano di vigilanza integrati, non due file a parte.
  • Verbali di riunione generati e archiviati insieme al resto.
  • Separazione dal whistleblowing: statistiche aggregate sì, contenuti e identità no.
  • Cifratura dei dati a riposo e server nell'Unione europea: i flussi contengono informazioni sensibili sull'azienda.
  • Multi-società, se seguite più incarichi: ambienti separati, un solo accesso.

Quanto costa

Il mercato è ancora poco trasparente: molti fornitori trattano il modulo OdV come parte di una piattaforma GRC più ampia, con listini a preventivo e canoni a quattro cifre. Un abbonamento dedicato per una società si colloca oggi su poche decine di euro al mese: TrueSpeak OdV costa 49 € al mese o 490 € all'anno (IVA esclusa) e comprende tutte le funzioni dell'area, fino a cinque componenti dell'Organismo e un numero illimitato di flussi informativi.

Il paragone corretto non è con il costo di un software, ma con le ore che l'Organismo spende ogni trimestre a scrivere email di sollecito — e con il rischio di arrivare davanti a un'autorità senza poter dimostrare, data per data, di aver vigilato.

Da dove partire

Se l'Organismo è già nominato e il Modello adottato, il primo passo è mettere per iscritto la matrice dei flussi: chi trasmette che cosa, con quale periodicità. Se il Modello è in adozione, si può partire dallo schema standard e allinearlo mentre il Modello prende forma.

Abbiamo raccolto tutto questo in TrueSpeak OdV, il software per i flussi informativi dell'Organismo di Vigilanza: matrice precaricata, richieste e solleciti automatici, scadenzario, registro dei rischi, piano di vigilanza, verbali e relazione al CdA. Si attiva in pochi minuti e si disdice in autonomia.

Domande Frequenti

Che cosa sono i flussi informativi verso l'Organismo di Vigilanza?

Sono le informazioni che le funzioni aziendali trasmettono periodicamente all'OdV perché possa vigilare sul funzionamento del Modello 231: dati finanziari, rapporti con la Pubblica Amministrazione, appalti, salute e sicurezza, ambiente, sistemi informativi, provvedimenti disciplinari e statistiche sulle segnalazioni. L'art. 6, comma 2, lettera d) del D.Lgs. 231/2001 chiede espressamente che il Modello preveda obblighi di informazione verso l'Organismo.

Con quale frequenza vanno trasmessi i flussi informativi?

Non c'è una periodicità di legge: la stabilisce il Modello in base al rischio dell'area. Nella prassi i flussi finanziari sono trimestrali, quelli su appalti e sicurezza semestrali, ambiente e IT annuali. A questi si aggiungono i flussi ad evento, che scattano quando accade un fatto rilevante — un'ispezione, un infortunio grave, l'avvio di un procedimento — senza aspettare la scadenza.

L'Organismo di Vigilanza può vedere le segnalazioni whistleblowing?

Solo se è stato designato come gestore del canale. Diversamente riceve statistiche aggregate e anonime — quante segnalazioni, in quali aree, con quale stato — e non il contenuto né l'identità del segnalante, che l'art. 12 del D.Lgs. 24/2023 protegge. Un software ben progettato tiene le due aree separate anche tecnicamente.

Serve un software o bastano Excel e la PEC?

Per un Organismo con pochi flussi e referenti collaborativi il foglio di calcolo può bastare. Si rompe quando le scadenze dipendono dalla memoria di una persona, quando i solleciti non vengono fatti e quando bisogna dimostrare a posteriori, data per data, che la vigilanza c'è stata. Un software dedicato apre le richieste in automatico, sollecita chi è in ritardo e mantiene un registro datato di tutto.

Quanto costa un software per la gestione dell'OdV?

I fornitori che trattano il modulo OdV dentro piattaforme GRC più ampie lavorano a preventivo, con canoni annuali a quattro cifre. Le soluzioni dedicate stanno su poche decine di euro al mese: TrueSpeak OdV costa 49 € al mese oppure 490 € all'anno, IVA esclusa, per una società, con fino a 5 componenti dell'Organismo e flussi informativi illimitati.

Togli all'Organismo di Vigilanza il lavoro di rincorsa

Richieste ai referenti a 30 giorni, solleciti automatici, scadenzario, verbali e relazione al CdA già compilata. 49 € al mese.

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